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NOTIZIE STORICHE
La ricerca di notizie storiche in merito alla produzione spontanea del porcino ha portato di recente alla luce un passo della "Istoria di Borgo Val di Taro che riguarda insieme la mutazione dei domini in Italia e Lombardia sotto i Pontefici, i Re, gli Imperatori di occidente da Carlo Magno e come molte città si fecero Repubbliche" redatta da Alberto Clemente Cassio (1669-1760), canonico alla Corte Pontificia e nativo di Borgotaro. Nel secondo capitolo del documento, dopo aver parlato della produzione di fragole e di mirtilli (Vaccinium mirtillis chiamato volgarmente Perciole e dal Cassio riportate con la dizione Fersola) si afferma testualmente "di primavera la terra di questi monti partorisce oderose Prugnole (Tricoloma giorgii n.d.r) e nell'autunno inodorato Boleto, rare volte nocivi perchè la declività del terreno non comunica maligno umore: gli uni e gli altri son di non tenue proveccio alle donne, e camperecci, che li raccolgono e vendono e, conditi col sale, li trasmettono ad altri Paesi. La "Istoria" del A. C. Cassio offre la testimonianza di un commercio del Boleto verso altri paesi a conferma dell'apprezzamento che anche nei secoli passati era riservato al fungo di Borgotaro. Il riferimento alle formazioni forestali ed alla topografia che A. C. Cassio fa nel precedente capoverso laddove dice testualmente "L'eminente del monte è vestito per il tratto di 14 miglia a mezzodì, sulle più erte cime da vasti faggi e abeti e nel meno aspro da fruttiferi castagneti continuati dai confini del Parmigiano fino al Genovesato" non lascia dubbi sulla individuazione della zona che coincide con quella proposta per la denominazione di I.G.P., almeno per il versante parmense.

Infatti la continuità nell'estensione dei castagneti da frutto cui fa riferimento il Cassio si riscontra tutt'oggi dal T. Cogena a Montegroppo, cui sovrastano le faggete e, or non più, le abetine fino al limite del crinale spartiacque appenninico. E' ancora da considerare che all'epoca dello storico Cassio, cioè fine seicento - inizio settecento, il territorio del Comune di Albareto era compreso nel territorio del Comune di Borgotaro.
Un'ulteriore testimonianza della produzione fungina la si ricava dal vocabolario topografico del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla del Lorenzo Molossi - Parma 1832-1834, alla voce Albareto (pag. 3) dove testualmente si dice che il territorio "produce frumento, castagne, eccellenti marroni, funghi in quantità che si pongono in salamoia e si vendono bene" e più oltre: "altri raccolgono funghi per le selve...".
Un'altra testimonianza storica sulla raccolta e produzione dei funghi si ricava dal libro di D. Tommaso Grilli "Manipolo di cognizioni con cenni storici di Albareto, di Borgotaro" edito nel 1893 e nel quale al capitolo IV "natura del suolo e produzioni" si dice: "Non dirò qui per non andare troppo per le lunghe della varietà dei funghi sia domestici che selvatici che sogliono nascere in quantità, tanto nella zona del castagno come in quella del faggio".
Ed ancora nel capitolo V parlando delle "arti ed industrie", il Grilli dice nuovamente: "Un'industria locale è la ricerca dei funghi che quì sogliono nascervi in quantità sia in estate che in autunno: quando comparisce questo vegetale carnoso quasi tutte le famiglie vi attendono per raccoglierne quanto più possono con tutta la cura: e tagliato in fette sottili lo fanno seccare al sole, oppure al calore della fiamma del fuoco nelle cucine, e dopo lo vendono per lo più ai mercanti di Tarsogno che lo trasportano a Genova". La testimonianza sulla consuetidine alla raccolta e produzione di funghi lasciata dal Grilli riguarda per l'appunto l'area del Comune di Albareto in destra Gotra che rientra nella zona oggetto di I.G.P. e che certamente è una delle più produttive di miceti.
Alla fine del 1800, a seguito del ruolo economico che i prodotti del sottobosco, ed in particolare il fungo porcino, avevano assunto sul mercato nazionale ed estero, in Borgotaro iniziarono ad operare due ditte, la più antica delle quali fu la Dr. Colombo Calzolari, cui fece seguito la Bruschi Lazzaro, tutt'ora in attività.

Ovviamente l'attività di queste ditte era incentrata sulla trasformazione e commercializzazione del prodotto essiccato che veniva esportato sia nei paesi del Nord-America che in quelli del Sudamerica: la fiorente attività commerciale presupponeva un'intensa azione di raccolta da parte delle popolazioni locali.
Per razionalizzare l'utilizzazione di questa preziosa risorsa naturale la cattedra ambulante di agricoltura di Borgotaro si rese promotrice, all'inizi del secolo, di un'azione "per realizzare una solida organizzazione per la disciplina della raccolta e per una vigorosa difesa del prodotto", iniziativa a base cooperativa purtroppo non andata a buon fine per l'avversione della popolazione di allora, contraria a forme associative.
Una sintesi dei problemi connessi al Fungo di Borgotaro sono contenuti in un articolo di C. Bellini dell'anno 1933 apparso sull'Avvenire agricolo e ripubblicato nel 1975 dalla Associazione culturale "A. Emmanueli"; nell'articolo, oltre ad una chiara illustrazione della produzione, raccolta e trasformazione del prodotto, emerge l'esigenza di addivenire ad una autorizzazione del cosidetto "marchio d'origine" e conseguentemente ad una più efficace difesa del prodotto tipico locale.

Negli anni compresi tra le due grandi guerre e fino al 1950 la produzione del fungo porcino, che è strettamente correlata alle utilizzazioni boschive, in quel periodo particolarmente intense e sostenute per la successiva trasformazione in carbone vegetale, andò assumendo un'importanza sempre maggiore, tanto che l'Amministrazine Comunale di Borgotaro diede attuazione ad un apposito regolamento fin dall'anno 1928 e stabilì la localizzazione di un apposito mercato in largo Porta Portello. L'amministrazione Comunale fissò in due giorni infrasettimanali (lunedì e venerdì) la contrattazione per la vendita del prodotto, in prevalenza quello essiccato. Per il prodotto fresco la compravendita avveniva ogni giorno, come ancor oggi si pratica, al rientro dei raccoglitori dal bosco, quando questi conferivano il prodotto ai commercianti o agli intermediari presenti, più o meno, in ogni frazione.
Dopo il 1950, con la diffusione dei combustibili liquidi per il riscaldamento, si verificò una progressiva diminuzione delle utilizzazioni forestali e con essa una diminuzione della produzione fungina per una minore pulizia del sottobosco.

A seguito dell'esodo rurale delle popolazioni montane, la pressione antropica nei boschi è andata diminuendo, sicchè si è stabilito un certo equilibrio tra produzione fungina e popolazione residente.
Tuttavia la rinomanza e la fragranza del prodotto, lo svilupparsi di una migliore viabilità di arroccamento, le migliorate condizioni di vita della popolazione italiana e l'aumentata richiesta di svago e di vita all'aria aperta hanno portato ad un rilevante incremento della presenza umana nei boschi della zona oggetto di delimitazione, di cercatori di funghi provenienti dalle vicine provincie e dalle città della pianura padana.
Per riequilibrare il rapporto tra raccoglitori di funghi e produzione fungina, ma soprattutto per salvaguardare un risorsa economica di pregio dal danneggiamento sconsiderato, nel 1964 il Consorzio Comunalie Parmensi promosse l'istituzione di una prima riserva per la raccolta dei prodotti del sottobosco nella Comunalia di Boschetto in Comune di Albareto; da questo primo esempio quasi tutte le Comunalie, nell'arco di pochi anni, istituirono, nell'ambito del proprio territorio, analoghe riserve, mirate essenzialmente al razionale e corretto uso della risorsa fungo porcino.

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