Pagina generata il 11/9/2008

Fungo di Borgotaro - funghi porcini, fiera del fungo - Parma, Italy

Fungo di Borgotaro - funghi porcini, fiera del fungo - Parma, Italy

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NOTIZIE STORICHE
La ricerca di notizie storiche in merito alla produzione spontanea del
porcino ha portato di recente alla luce un passo della "Istoria di
Borgo Val di Taro che riguarda insieme la mutazione dei domini in
Italia e Lombardia sotto i Pontefici, i Re, gli Imperatori di
occidente da Carlo Magno e come molte città si fecero Repubbliche"
redatta da Alberto Clemente Cassio (1669-1760), canonico alla Corte
Pontificia e nativo di Borgotaro. Nel secondo capitolo del documento,
dopo aver parlato della produzione di fragole e di mirtilli (Vaccinium
mirtillis chiamato volgarmente Perciole e dal Cassio riportate con la
dizione Fersola) si afferma testualmente "di primavera la terra di
questi monti partorisce oderose Prugnole (Tricoloma giorgii n.d.r) e
nell'autunno inodorato Boleto, rare volte nocivi perchè la declività
del terreno non comunica maligno umore: gli uni e gli altri son di non
tenue proveccio alle donne, e camperecci, che li raccolgono e vendono
e, conditi col sale, li trasmettono ad altri Paesi. La "Istoria" del
A. C. Cassio offre la testimonianza di un commercio del Boleto verso
altri paesi a conferma dell'apprezzamento che anche nei secoli passati
era riservato al fungo di Borgotaro. Il riferimento alle formazioni
forestali ed alla topografia che A. C. Cassio fa nel precedente
capoverso laddove dice testualmente "L'eminente del monte è vestito
per il tratto di 14 miglia a mezzodì, sulle più erte cime da vasti
faggi e abeti e nel meno aspro da fruttiferi castagneti continuati dai
confini del Parmigiano fino al Genovesato" non lascia dubbi sulla
individuazione della zona che coincide con quella proposta per la
denominazione di I.G.P., almeno per il versante parmense.
Infatti la continuità nell'estensione dei castagneti da frutto cui fa
riferimento il Cassio si riscontra tutt'oggi dal T. Cogena a
Montegroppo, cui sovrastano le faggete e, or non più, le abetine fino
al limite del crinale spartiacque appenninico. E' ancora da
considerare che all'epoca dello storico Cassio, cioè fine seicento -
inizio settecento, il territorio del Comune di Albareto era compreso
nel territorio del Comune di Borgotaro.
Un'ulteriore testimonianza della produzione fungina la si ricava dal
vocabolario topografico del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla del
Lorenzo Molossi - Parma 1832-1834, alla voce Albareto (pag. 3) dove
testualmente si dice che il territorio "produce frumento, castagne,
eccellenti marroni, funghi in quantità che si pongono in salamoia e si
vendono bene" e più oltre: "altri raccolgono funghi per le selve...".
Un'altra testimonianza storica sulla raccolta e produzione dei funghi
si ricava dal libro di D. Tommaso Grilli "Manipolo di cognizioni con
cenni storici di Albareto, di Borgotaro" edito nel 1893 e nel quale al
capitolo IV "natura del suolo e produzioni" si dice: "Non dirò qui per
non andare troppo per le lunghe della varietà dei funghi sia domestici
che selvatici che sogliono nascere in quantità, tanto nella zona del
castagno come in quella del faggio".
Ed ancora nel capitolo V parlando delle "arti ed industrie", il Grilli
dice nuovamente: "Un'industria locale è la ricerca dei funghi che quì
sogliono nascervi in quantità sia in estate che in autunno: quando
comparisce questo vegetale carnoso quasi tutte le famiglie vi
attendono per raccoglierne quanto più possono con tutta la cura: e
tagliato in fette sottili lo fanno seccare al sole, oppure al calore
della fiamma del fuoco nelle cucine, e dopo lo vendono per lo più ai
mercanti di Tarsogno che lo trasportano a Genova". La testimonianza
sulla consuetidine alla raccolta e produzione di funghi lasciata dal
Grilli riguarda per l'appunto l'area del Comune di Albareto in destra
Gotra che rientra nella zona oggetto di I.G.P. e che certamente è una
delle più produttive di miceti.
Alla fine del 1800, a seguito del ruolo economico che i prodotti del
sottobosco, ed in particolare il fungo porcino, avevano assunto sul
mercato nazionale ed estero, in Borgotaro iniziarono ad operare due
ditte, la più antica delle quali fu la Dr. Colombo Calzolari, cui fece
seguito la Bruschi Lazzaro, tutt'ora in attività.
Ovviamente l'attività di queste ditte era incentrata sulla
trasformazione e commercializzazione del prodotto essiccato che veniva
esportato sia nei paesi del Nord-America che in quelli del Sudamerica:
la fiorente attività commerciale presupponeva un'intensa azione di
raccolta da parte delle popolazioni locali.
Per razionalizzare l'utilizzazione di questa preziosa risorsa naturale
la cattedra ambulante di agricoltura di Borgotaro si rese promotrice,
all'inizi del secolo, di un'azione "per realizzare una solida
organizzazione per la disciplina della raccolta e per una vigorosa
difesa del prodotto", iniziativa a base cooperativa purtroppo non
andata a buon fine per l'avversione della popolazione di allora,
contraria a forme associative.
Una sintesi dei problemi connessi al Fungo di Borgotaro sono contenuti
in un articolo di C. Bellini dell'anno 1933 apparso sull'Avvenire
agricolo e ripubblicato nel 1975 dalla Associazione culturale "A.
Emmanueli"; nell'articolo, oltre ad una chiara illustrazione della
produzione, raccolta e trasformazione del prodotto, emerge l'esigenza
di addivenire ad una autorizzazione del cosidetto "marchio d'origine"
e conseguentemente ad una più efficace difesa del prodotto tipico
locale.
Negli anni compresi tra le due grandi guerre e fino al 1950 la
produzione del fungo porcino, che è strettamente correlata alle
utilizzazioni boschive, in quel periodo particolarmente intense e
sostenute per la successiva trasformazione in carbone vegetale, andò
assumendo un'importanza sempre maggiore, tanto che l'Amministrazine
Comunale di Borgotaro diede attuazione ad un apposito regolamento fin
dall'anno 1928 e stabilì la localizzazione di un apposito mercato in
largo Porta Portello. L'amministrazione Comunale fissò in due giorni
infrasettimanali (lunedì e venerdì) la contrattazione per la vendita
del prodotto, in prevalenza quello essiccato. Per il prodotto fresco
la compravendita avveniva ogni giorno, come ancor oggi si pratica, al
rientro dei raccoglitori dal bosco, quando questi conferivano il
prodotto ai commercianti o agli intermediari presenti, più o meno, in
ogni frazione.
Dopo il 1950, con la diffusione dei combustibili liquidi per il
riscaldamento, si verificò una progressiva diminuzione delle
utilizzazioni forestali e con essa una diminuzione della produzione
fungina per una minore pulizia del sottobosco.
A seguito dell'esodo rurale delle popolazioni montane, la pressione
antropica nei boschi è andata diminuendo, sicchè si è stabilito un
certo equilibrio tra produzione fungina e popolazione residente.
Tuttavia la rinomanza e la fragranza del prodotto, lo svilupparsi di
una migliore viabilità di arroccamento, le migliorate condizioni di
vita della popolazione italiana e l'aumentata richiesta di svago e di
vita all'aria aperta hanno portato ad un rilevante incremento della
presenza umana nei boschi della zona oggetto di delimitazione, di
cercatori di funghi provenienti dalle vicine provincie e dalle città
della pianura padana.
Per riequilibrare il rapporto tra raccoglitori di funghi e produzione
fungina, ma soprattutto per salvaguardare un risorsa economica di
pregio dal danneggiamento sconsiderato, nel 1964 il Consorzio
Comunalie Parmensi promosse l'istituzione di una prima riserva per la
raccolta dei prodotti del sottobosco nella Comunalia di Boschetto in
Comune di Albareto; da questo primo esempio quasi tutte le Comunalie,
nell'arco di pochi anni, istituirono, nell'ambito del proprio
territorio, analoghe riserve, mirate essenzialmente al razionale e
corretto uso della risorsa fungo porcino.
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